Come migliorare la propria etica del lavoro

Le cattive abitudini sono le maggiori responsabili della scarsa resa al lavoro e, secondo gli psicologi del comportamento e del lavoro, dietro una carriera lavorativa poco soddisfacente. Chi ha analizzato le biografie degli uomini e delle donne di successo, ha trovato un pattern per così dire, che si riassume in poche elementari regole: la capacità di avere una giusta etica di lavoro, il fiuto per il rischio che vale il gioco, l’indubbia abilità nell’apprendere quali sono le abitudini comportamentali che portano inevitabilmente al successo.

buone abitudiniLe cattive abitudini sono fatte di comportamenti stratificati che si depositano come sedimenti difficili da rimuovere nel tempo, se non si capisce che di fronte a una scelta nel corso della giornata, potremmo avere sempre un’opzione libera, migliore, che ci distoglie per esempio dalla perdita di tempo. Gli esperti del settore da anni stanno lamentando il fatto che nelle società avanzate del mondo occidentale, caratterizzate dall’espansione dei servizi e del terziario, la produttività sia calata a causa delle perdite di tempo. Il lavoro spesso consiste in task al computer che hanno accesso a internet. Non sono solo i social network, ma anche i videogame, per esempio, rischiano di portare via molto tempo, oltre al solito deprecabile contenuto per adulti, che sta trasformando una generazione di adolescenti in voyeur.

Uno dei trucchi più semplici per instaurare delle buone abitudini è credere in esse. Per quanto assurdo possa sembrarci, la cattiva abitudine si deposita e si sedimenta perché crediamo ciecamente in lei. A volte a crederci è il nostro cervello, che vi si abbandona per il piacere procurato. Ad esempio: mangiamo troppi dolci? Chiaro che il cervello vuole zucchero. Ma perché lo vuole? Perché non c’è un adeguato bilanciamento di proteine e minerali e quindi sceglie la scorciatoia.
Il fatto sorprendente e positivo è che l’organismo usa le scorciatoie anche nel senso opposto. Cioè le buone abitudini diventano dei cliché che l’organismo preferisce semplicemente perché tende a lavorare in economia. Se per esempio sono poco produttivo e ho necessità di svegliarmi un’ora prima per iniziare il lavoro, non serve mettere una bomba nella sveglia oppure fare chissà quali riti per abituarmi allo sforzo. Basta farlo. Passato un mese, un mese e mezzo, l’organismo inizierà ad abituarsi alla nuova realtà, rendendo il compito molto più semplice.

Tanti motivato insistono sulla forza di volontà, ma gli studiosi del comportamento sono sicuri nell’affermare che si tratta quasi sempre di una battaglia persa in partenza. L’alleato migliore per il successo è l’abitudine. Abitua il tuo organismo a fare qualcosa e ci penserà egli stesso a semplificare il compito. Ad esempio: se decidi di alzarti prima la mattina, l’organismo adatterà il sonno facendo in modo di farti addormentare prima. Lo scopo finale è la nuova abitudine, purché sia corretta.

In generale la ricerca dell’abitudine è fondamentale quando abbiamo più opzioni: ad esempio eseguire un task o perdere tempo su Facebook. Se ho un obiettivo posso pensare che fare la seconda cosa non ne valga la pena, non in quel momento. Posso dire: ok, andrò su Facebook quando ho terminato, che so?, il 70% del task. E così via, migliorando di giorno in giorno, abituando il nostro cervello e il nostro organismo alle buone abitudini in modo che diventino delle sane vecchie abitudini.

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