Le cause principali dell’ipertensione

Ipertensione arteriosa: definizione ed epidemiologia
L’ipertensione arteriosa consiste nella presenza di valori di pressione arteriosa sistolica, diastolica e/o media più elevati rispetto ai valori di riferimento considerati come normali. Si tratta di una delle patologie più diffuse al mondo, soprattutto nel mondo occidentale, infatti colpisce circa il 30-40% della popolazione e spesso rimane misconosciuta a lungo.

Tuttavia un suo riconoscimento precoce è importante per evitare l’insorgenza di complicanze legate all’ipertensione stessa, che sono principalmente complicanze cardiovascolari.
Si tratta di una patologia multifattoriale, che quindi non vede implicata una singola causa, ma è il risultato del compenetrarsi di più condizioni.

Tipi di ipertensione arteriosa

Innanzitutto è importante fare una prima distinzione tra ipertensione primitiva e secondaria. La maggior parte dei pazienti affetti da ipertensione arteriosa (fino anche al 90%), è colpita dalla prima forma, la cosiddetta ipertensione essenziale. Tuttavia, ci sono anche delle patologie ben definite che si associano alla comparsa di un’elevazione dei valori pressori, nel contesto di una cosiddetta ipertensione secondaria.
Per semplicità, verranno discusse prima queste ultime.

Cause di ipertensione secondaria

In quella minoranza di casi in cui è effettivamente possibile individuare una ben precisa patologia in grado di spiegare il quadro di ipertensione arteriosa, in genere tale patologia è a carico del rene. Sembra infatti che i pazienti che hanno una patologia renale (prevalentemente cronica, di lunga durata, ma non solo) vadano incontro ad un rischio molto più elevato rispetto a quello della popolazione generale di sviluppare ipertensione arteriosa. Tuttavia, l’insufficienza renale e le altre malattie a carico di quest’apparato non costituiscono le uniche cause possibili di ipertensione secondarie.

Molte patologie a carico delle ghiandole, possono infatti spiegare un quadro di questo. Le disfunzioni a carico della ghiandola tiroide, per esempio, sono molto diffuse nella popolazione generale e in particolar modo nei soggetti di sesso femminile. Per questo motivo bisognerebbe sempre ricordare che anche l’ipertiroidismo può rendersi responsabile di un’elevazione dei valori pressori.

Non va poi dimenticato che esistono numerosi farmaci e sostanze di uso voluttuario in grado di determinare un quadro di ipertensione arteriosa. Un esempio classico è quello della liquirizia, che notoriamente viene sconsigliata negli individui ipertesi. Anche la caffeina determina un effetto analogo, ragion per cui in presenza di elevati valori pressori sarebbe opportuno limitare il consumo di caffè, tè, coca cola e altre bevande contenenti caffeina.

Tornando invece ai farmaci, i farmaci antinfiammatori non steroidei (quali aspirina e ibuprofene) sono medicinali ampiamente utilizzati da individui di tutte le età, quindi anche l’assunzione di questi medicamenti andrebbe sempre indagata nella valutazione di un soggetto con pressione arteriosa alterata.

Un ruolo meno definito viene invece svolto dal fumo, che non è ancora chiaro se possa effettivamente determinare un incremento dei valori pressori, ma ad ogni modo il paziente che riceve una diagnosi di ipertensione arteriosa dovrebbe immediatamente cominciare ad astenersi dal fumo e dall’assunzione di bevande alcoliche, perlomeno per ridurre il rischio cardiovascolare di per sé aumentato in questi pazienti.

Ipertensione primitiva

Come precedentemente accennato, tuttavia, nella maggior parte dei casi non è possibile individuare una singola causa sottostante. L’ipertensione primitiva viene così definita proprio per questo motivo: non è nota la vera ragione per cui si sviluppa questa patologia.

Tuttavia, nel corso degli anni sono state avanzate numerose ipotesi, ragion per cui attualmente si riconoscono alcuni fattori che potrebbero entrare in gioco nella patogenesi di questo quadro clinico e che quindi rappresenterebbero un ottimo bersaglio su cui agire per la prevenzione e la terapia.

Sicuramente la componente genetica riveste un ruolo importante, tanto che bisognerebbe sempre cercare di capire se altri individui all’interno della stessa famiglia presentano lo stesso tipo di problema. Tuttavia, non si tratta di una vera e propria patologia ereditaria, pertanto la genetica da sola non è in grado di spiegare la comparsa dell’ipertensione e richiede la compresenza di fattori ambientali.

Tra i fattori ambientali sembra svolgere un ruolo di spicco il consumo di sale, tanto che ai pazienti ipertesi viene di sovente suggerita una dieta iposodica. Per lo stesso motivo andrebbero evitati gli alimenti conservati, che spesso sono ricchi di sodio. Anche i determinanti della “sindrome metabolica” sembrano essere implicati, pertanto un incremento dell’attività fisica e una dieta ipocalorica con conseguente calo ponderale rappresentano sempre indicazioni valide.
Infine, l’astensione da fumo e alcool sono obbligatorie anche in questo caso.

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