I segreti dell’Ultima Cena di Leonardo

ultimacenaL’Ultima Cena di Leonardo è uno dei dipinti più apprezzati e conosciuti al mondo. In molti lo riconoscono, ma in tanti non sanno abbastanza sulla sua genesi, su dove si trova e sui significati nascosti del dipinto, traviati dalle stupidaggini messe in giro da Dan Brown nel suo romanzo Il Codice Da Vinci. Il capolavoro leonardesco si trova a Milano, nel refettorio del Convento di Santa Maria delle Grazie e fu iniziato nel 1495. Il collegamento simbolico tra cena e refettorio è reso potente anche dalla sua grandezza. A differenza di molte opere del Rinascimento, esso è di dimensioni enormi: misura 4,6 metri di altezza per 8,80 metri di larghezza. Motivo per cui si fa ammirare da una certa distanza. Ogni anno riceve almeno 400.000 visitatori, spinti dalla mistica e dal significato del dipinto a parete. Esso è famoso anche perché rappresenta un momento topico della cultura occidentale: Gesù che cena insieme ai suoi apostoli e istituisce il sacramento dell’Eucaristia, che viene rinnovato in ogni celebrazione religiosa cattolica e cristiana. Leonardo però va oltre: il momento che rappresenta è quello del tradimento di Giuda, uno del gruppo, e della scioccante reazione degli apostoli, che sono impauriti e intimiditi dalla situazione.

Il dipinto è a “tempera grassa”, non è un affresco insomma, la tecnica maggiormente usata per dipingere le pareti (ad esempio Il giudizio divino di Michelangelo). Leonardo respinse questa tecnica per avere maggior luminosità, ma non mancarono i problemi durante la pittura. Egli fu costretto letteralmente a inventare una tecnica, che non si rivelò granché vincente. Già 50 anni dopo le pennellate del maestro, il dipinto si stava rovinando, la pittura cadeva letteralmente a pezzi e i primi restauri non fecero altro che peggiorare la situazione. Inoltre, i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale fecero vibrare la parete, creando piccole crepe che andarono a rovinare il dipinto. Solo a partire dagli anni ’80, la Soprintendenza ha dato luogo a un’eccezionale restauro dell’opera, anche se del primo tratto di Leonardo rimane poco.

Si è speculato molto sui volti e su cosa essi rappresentano. Quello di Giovanni, molto femminile, in realtà persegue una tradizione pittorica secolare, essendo il più giovane e il più devoto al Signore. Mentre San Tommaso viene ritratto con il dito puntato in alto, un’anticipazione dei suoi dubbi sulla Resurrezione, che manifesterà dopo la morte di Gesù. Per quanto riguarda Giuda, il terzo alla destra di Gesù, lo si vede come proteso sul tavolo e rivolto verso Gesù. Tutti discutono tra loro o fanno domande al Cristo, solo Giuda per un istante rimane in silenzio, ma a differenza della tradizione pittorica italiana egli non è affatto isolato.

Il dipinto, come detto, ha dato la stura a numerose reinterpretazioni anche pittoriche, come quelle di Andy Warhol e Salvador Dali. Più recentemente è salito agli onori della cronaca per il thriller best-seller The Da Vince Code di Dan Brown che però si basa su falsi storici e presente molte grossolane imprecisioni.

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  1. Ravecca Massimo
    9 ottobre 2015

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